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Per grandi e piccoli che cercano la magia di un racconto “attorno al fuoco"
  

Attorno al fuoco

Nel corso della festa di San Giorgio della nostra sezione, che ha sviluppato il tema del Centenario dell’unità d’Italia, sono state consegnate le "teste di moro" a Christina e Lollo.
Questo racconto ha accompagnato l'evento.

 









Festa di San Giorgio
Anco
na, 8 maggio 2011
   
Molto tempo fa, quando l’uomo era all’inizio del proprio viaggio e disponeva solo di se stesso, ebbe in dono un regalo: il fuoco.
 
Il fuoco per la verità c’era già, solo che aveva altri nomi che non sapevano di essere anche un po’ fuoco: le foglie secche e il fulmine che un giorno per caso ma anche per un calcolo delle probabilità, si incontrarono e scoprirono di essere anche altro mettendosi assieme.
Così al popolo degli uomini fu permesso riscaldarsi nelle lunghe notti fredde, cucinare i cibi che mangiava, illuminare i propri giacigli, le caverne che abitava, indurire le punte delle lance con cui cacciava ed il cuoio con il quale costruiva scudi per proteggersi. Nacquero allora “i custodi del fuoco”. Questi erano scelti tra i più affidabili del popolo, per garantire che la fiamma non si spegnesse mai, che il popolo potesse per sempre godere dei benefici della cosa comune, utile a tutti.
Accadde poi, è sicuro questo, che non sempre la fiamma potesse rimanere accesa: un’alluvione improvvisa che inonda l’accampamento, un guado tempestoso o un passo di una montagna innevata pericolosi da attraversare lungo le rotte della migrazione, l’eccesso di fiducia che i guardiani riponevano su se stessi oppure la disattenzione forse…
All’ora l’uomo si fece un dono: trasse dall’esperienza quanto c’era da apprendere e “fabbricò il fuoco” e “riaccese la fiamma” e… riconquistò il benessere.
  
Il fuoco per la verità e come già sappiamo, c’era già, solo che si chiamava con altre parole: la necessità e la creatività. Quest’ultime decisero di vivere assieme quella volta e ancora oggi non si separano mai percorrendo assieme il cammino evolutivo del popolo. Tutti naturalmente conosciamo la tecnica rudimentale ed efficace per accendere il fuoco senza fiammiferi. Si usa un arco di frassino, un tendine di ruminante o un laccio di cuoio, una tavoletta con un’esca e un punteruolo di legno duro: il resto è tecnica, pazienza e… necessità. Così, nacquero allora “i costruttori del fuoco” che si allearono con i “custodi del fuoco” con un legame così stretto ed indissolubile, che divennero con il tempo, una sola cosa.
 
La fiamma nei secoli successivi fu tenuta sempre viva o riaccesa assumendo nomi diversi.
Così nel 1800 il fuoco si chiamò risorgimento, i custodi-costruttori furono patrioti e la fiamma fu per tutti la libertà di un paese libero e sovrano: l’Italia.
Vennero poi altre guerre e la fiamma si spense, ma di nuovo qualcuno per tutti la riaccese: i costruttori-custodi furono partigiani che accesero il fuoco, speranza di un modo libero che ci permette ancora oggi di essere illuminati, rifocillati e riscaldati dalla nuova fiamma: la costituzione repubblicana. Tutti i cittadini sono oggi i custodi della fiamma costituzionale.
 
Di fatti come quelli ricordati, ce ne sarebbero davvero tanti lungo il sentiero dell’uomo: uno deve essere ricordato, perché ci appartiene
All’inizio del ‘900 un vecchietto mingherlino, dalla vita avventurosa, dotato di grande curiosità e buon carattere, condusse alcuni ragazzi su un isola detta Brownsea: nacque più di cent’anni fa (1907) lo scoutismo, una magnifica utopia alla quale apparteniamo tutti noi per libera scelta e con la volontà di divenire cittadini del mondo. Noi chiamiamo confidenzialmente BP il nuovo custode-costruttore della nuova fiamma attorno alla quale si illumina, si riscalda e si nutre il cerchio campale degli ideali dei ragazzi e ragazze scout di tutto il mondo.
Ma la fiamma del fuoco ha tante forme e i custodi-costruttori hanno moltissimi volti. Quest’ultimi sono gli adulti che, non per caso, hanno il motto storico “alere flammam” e non contenti, un moto contemporaneo che dice come la fiamma possa essere ravvivata e mantenuta accesa: “servire sorridendo”. Per meglio custodire il tesoro, i custodi-costruttori partecipano a campi strani dove apprendono la magia della custodia e dell’accensione del fuoco: roba misteriosa per molti, roba da Merlino. Essi, sedicenti “nuovi ceppi per la vecchia fiamma”, sono così consapevoli del loro incarico e lo svolgono così accuratamente che poco concedono all’imprevisto: si trasformano essi stessi nella materia prima del fuoco, il ceppo da ardere. Una grande magia davvero!!!
Ma non finisce qui. Per la verità, nessuno di coloro che sono giunti a questo punto del racconto, lo avrà pensato. Infatti, per ricordarsi sempre della loro missione, i custodi-costruttori indossano un foulard rosso all’interno, come brace sotto la cenere, due legnetti a collare che chiamano tizzoni e, per chiudere la storia come l’abbiamo iniziata, un porta foulard fatto con un laccetto di cuoio che forma “la testa di moro”: il laccetto per accendere il fuoco.
 
Troppo strana e perfetta questa storia per essere vera!!! Troppo bella per non essere vissuta!!! Un peccato non crederci.
 
 
Volpe sognante
Leader Trainer Daniele Martelli RCF Marche Abruzzo e Molise

 

 

     

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