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Il San Giorgio a Colle Ameno
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La
consegna del nuovo
guidone al reparto nautico
Moby Dick
di Sirolo-Numana.
Dede, il Capo Gruppo,
davanti a Stefano,
il Capo Reparto,
e i tre Capi Equipaggio.
Dopo il saluto, il guidone
viene tenuto
contemporaneamente
da Stefano, Fabio, Fosca
e Gioele
Colle Ameno, Ancona
25 Aprile 2009 |
Siamo partiti in tono un po’ dimesso, perché quest’anno il San
Giorgio doveva essere in grande stile con i 7 gruppi dell’Abruzzo e
delle Marche, previste 350 persone, posto incantevole, pullman
prenotati, anticipi versati, attività organizzate, e soprattutto la
voglia di rivedersi tutti insieme in un quadrato grande come non
l’avevamo mai visto nelle nostre regioni.
Il
terremoto ha scombussolato tutto e ha contribuito a farci sentire
piccoli, a fermarci a pensare sull’importanza delle cose che la vita
ci ha dato e che quotidianamente diamo per scontate.
Il
San Giorgio a Colle Ameno però non deve essere considerato meno
importante o soltanto un diversivo perché non si è potuto portare
avanti il progetto iniziale; il San Giorgio è il San Giorgio e sta a
noi renderlo vivace, attraente, avventuroso, e pieno di significati.
Prima del quadrato di apertura i rover, provenienti dalla sede di
Ancona in bicicletta, hanno provveduto a costruire l’alzabandiera
con treppiedi preparati nei giorni precedenti e alcune canne.
Siamo così in quadrato, tutti in silenzio, provo a leggere la
testimonianza della Commissaria della Sezione di Genova, appena
tornata da L’Aquila, con un groppo alla gola, ricordando che Daniele
e Dina sono stati fra i primi a partire per l’Abruzzo la mattina
stessa del terremoto, insieme ai Vigili del Fuoco volontari.
Altri nostri soci adulti, Moreno e Andrea sono lì da una settimana,
Giovanni da ancora prima a Coppito; Moreno e Andrea torneranno
stasera in Ancona per partecipare con noi al San Giorgio.
Il
nostro Commissario chiama una lupetta, un esplo, un rover e un
senior per l’alzabandiera; cantiamo “Sul cappello…”, poi le
presentazioni: partono i lupi di Ancona 1, poi i lupi di
Ancona 2, gli esplo del reparto Frontiera Urbana, poi il reparto
nautico Moby Dick, con le nuove uniformi blu, a finire i rover, in
quadrato siamo 103 se i numeri vogliono dire qualcosa.
Dede, che ha portato il guidone nuovo del reparto nautico, che invece
del solito alpenstock è un mezzo marinaio, chiama Stefano, il Capo
Reparto e i tre Capi Equipaggio; dopo il saluto, Dede consegna il
guidone che viene tenuto contemporaneamente nelle mani di Fosca,
Fabio e Gioele (i tre capi equipaggio).
Il San Giorgio è iniziato e dopo il lancio, come sempre entusiasmante
e che ha coinvolto molti capi che ci hanno raccontato le peripezie
di Re Artù, “Ginestra”, pardon Ginevra, Don Chisciotte e Sancho
Panza, cavalieri e madamigelle con due teste e di come Excalibur
è stata finalmente estratta dalla roccia, i rover sono subito partiti
in bicicletta per la loro avventura.
La scoperta dell’acqua calda
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Le
esploratrici sono state le prime ad
accendere il fuoco |
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Dopo il voga che chiude il quadrato ogni unità si dirige nei vari
luoghi del parco. Gli esplo devono montare le tende e, subito dopo,
il lancio della principale attività per gli esplo che metterà fine ad
un quesito che ormai dura da 14 anni: perché la puzza degli esplo ai
campi estivi si sente fino in Croazia? Facile la risposta perché
hanno bisticciato da piccoli con l’acqua; ma se l’acqua fosse calda,
potremmo riuscire a convincerli a non ammorbare i capi con il loro
dolce olezzo? E allora gli esplo andranno alla scoperta dell’acqua
calda! Così potranno dimostrare a tutti che sono tutte false dicerie
quelle degli esplo che “puzzano”.
Gli esplo si dividono così in tre gruppi di formazione,
mescolando le pattuglie di AN1 con gli equipaggi di AN2 e
inizia subito la costruzione delle tre torrette sotto la
super- |
visione dei capi; sulla
torretta sarà installato un bidone pieno d’acqua che scenderà per gravità (la fisica serve anche a questo e la legge di Newton in
particolare) attraverso un tubo di gomma che sarà inserito in un tubo
di rame che gli esplo dovranno accuratamente far diventare una
spirale che a sua volta sarà di nuovo inserito in un altro tubo di
gomma a cui si attaccherà una boccetta da dove dovrebbe poi uscire
“l’acqua calda”, spero che sia tutto chiaro.
Sì, ma dove si riscalderà l’acqua, ma è semplice: il tubo di rame
“spiralato” sarà posto sopra un fuoco di legna che riscalderà l’acqua
e così gli esplo potranno finalmente farsi la doccia calda anche
quando le nuvole copriranno il sole. Non sto qui a dire di tutti i
particolari della costruzione delle torrette, dei vari tipi di nodi
utilizzati, di come i tubi di rame sono diventati spirali o meglio
spiraliformi, del fatto che metà dell’acqua uscita dai bidoni non sia
mai riuscita ad arrivare al tubo di rame per la mancanza di raccordi
adeguati, della bravura delle esploratrici ad accendere per prime ed
in pochissimo tempo il fuoco, fatto sta che l’acqua, alla fine,
è veramente calda, con grande stupore mio e di molti altri ma
soprattutto di Valentina che ad un certo punto ha gridato “L’acqua
è
calda, l’acqua è calda!” e così gli esploratori, ma soprattutto le
esploratrici hanno inventato l’acqua calda.
Gattone
Ingegnoso
Terremoto in Abruzzo:
il messaggio di Moreno
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Concluso il periodo di
servizio
a favore dei terremotati
il gruppo lascia Coppito.
Nella foto sono presenti
una piccola parte dei volontari che hanno
lavorato con noi
al campo
Coppito, L'Aquila
24 Aprile 2009 |
È passato on po' di tempo da quando sono tornato e non ho voluto
scrivervi subito proprio per evitare l'effetto emotivo del campo.
Cosa dire…
penso che solo due parole siano adatte allo scopo: fatica e risate.
Fatica tanta, dalla mattina alla sera, pranzi rapidi per andare
subito al lavoro sul campo; pioggia a non finire; freddo
fortunatamente poco…
ma ogni tanto non mancava neanche quello.
Non vi parlo delle persone incontrate perché, se andate, ve ne
accorgerete voi di come sono gli abruzzesi.
Risate tante, a non finire, forse anche per scaricare la giornata,
forse perché si crede veramente che "si ride e canta anche nelle
difficoltà".
Ma molto più semplicemente eravamo un gruppo di persone
intelligenti, venute per dare una mano e basta, senza pretendere di
passare per salvatori della patria.
Un gruppo di persone che faceva del mettersi in gioco con umiltà e
serenità il punto principale della giornata, in qualsiasi occasione.
E allora si rideva perché la risata è contagiosa e fa bene a chi la
pratica, distende ed è bene accetta e, sopratutto, evita mugugni e
seghe mentali.
Casa ho imparato? Servire, senza pregiudizi e…
"senza se e senza ma" riprendendo un ben noto slogan; fare e basta,
con serenità e tranquillità, ma fare!
E a stare bene con gli altri…
malgrado l'età!
Andateci, andateci e date il massimo possibile, non risparmiatevi,
poi mi direte se avevo ragione o no!
Abbracci a tutti,
Moreno |